Volete far pagare Tanzi e Tonna? Citateli in giudizio civile
La conclusione del processo Parmalat si allontana. Oltre alle difficoltà dei processi italiani, si aggiunge l’ostacolo di quella che dovrebbe essere un’opportunità: le parti civili. Pare che se ne siano costituite ben 35 mila. Un numero che dimostra come la vicenda sia diventata un fatto sociale.
La costituzione di parte civile è un diritto e va rispettato. Ma si deve notare come di fatto, tra tempi di costituzione, esame della documentazione, arringhe degli avvocati, si finisca per impiegare giornate intere allungando ancora di più il processo, con il rischio di finire con una sentenza di prescrizione o indulto e non potere più far valere i propri diritti in sede civile.
Ma proviamo a immaginare, quasi in sogno, uno scenario diverso. Ipotizziamo che questi 35 mila investitori danneggiati citino in giudizio civile i protagonisti del crac. Ognuno con una sua storia da raccontare, una diversa natura e misura di danni da liquidare, una diversa sede competente e quindi si tratterebbe di 35 mila citazioni distinte che inondano gli uffici postali di Parma e dintorni. Così Calisto Tanzi e Fausto Tonna si vedrebbero recapitare ogni mattina un sacco postale con migliaia di buste verdi con le denominazioni di sedi giudiziarie sparse per tutta la Penisola. Un vero incubo. Ma soprattutto a ognuna di queste citazioni dovrebbero rispondere, costituirsi in giudizio, magari rendere testimonianza. Un vero tour de force, tale da fiaccare anche un toro. E poi se costoro dovessero spendere anche solo 1.000 euro per rispondere a ogni citazione, ne uscirebbe una cifra spropositata. Dovrebbero rivolgersi al gratuito patrocinio, qualora avessero i requisiti di povertà. E non potrebbero fare altro che seguire i vari processi in giro per l’Italia, invocando subito l’applicazione di una class action. La stessa cosa varrebbe per le banche. Quindi ci si chiede: ma, se conviene a tutte le parti in causa, perché non si fa una legge seria sulla class action?
di Vittorio Rava’
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